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giovedì 26 maggio 2011

Lunedi 30 Maggio: incontriamo Antonio de Falco e l’Orto Sinergico, Training a Ferrara

Un Orto Condiviso in città

Di peterpingus

L’Associazione Nuova Terraviva ed alcuni soci e cittadini hanno realizzato in collaborazione un progetto di “Orto condiviso”, consistente in un orto di circa 300 mq, che viene coltivato insieme da tutti i partecipanti con metodi naturali (biodinamico, biologico, sinergico, ecc), i quali non prevedono l’utilizzo di pesticidi e concimi di sintesi.

Tale attività fa parte di un progetto più ampio legato al movimento culturale della Transizione.

La Transizione nasce come esperimento in Inghilterra, a Totnes, nel 2005; il suo scopo è incrementare la resilienza delle comunità locali in risposta alle crisi che stanno emergendo: Energetica, Ambientale ed Economica. L’idea che sta al suo cuore: mantenendo un giusto livello di adattabilità, creatività e pianificazione riusciremo a trovare le risposte e allo stesso tempo prepararci un futuro piacevole, sereno e pieno di soddisfazioni. E’ adottata ufficialmente in 350 comunità in tutto il mondo (Ferrara compresa) mentre altre 2000 stanno riflettendo sul come avviare nuove esperienze;

L’Associazione è disponibile a fornire alle scuole un servizio di insegnamento e formazione per la realizzazione di orti, anche pressole stesse scuole, in modo da creare le condizioni per cui, in prospettiva, questa possa diventare un’attività ricorrente e possa sfociare un giorno anche alla fornitura della stessa mensa scolastica, come avvenuto in alcune scuole tedesche e americane (progetto di Slowfood-Madre Terra).

L’Orto Condiviso Terraviva è un grande orto nel centro della città, all’interno dell’associazione Nuova Terraviva dove si ritrova un gruppo di persone di tutte le età per lavorare ad un progetto comune, che è quello di dare vita ad un orto-giardino.

Lo scopo principale dell’orto, sembra strano, ma non è quello del raccolto finale; è invece quello di condividere un po’ di vita insieme divertendosi mentre si lavora… anche sodo talvolta!

Il gruppo è nato in maniera totalmente spontanea e lascia che emergano le attitudini per i lavori più diversi, che in un orto sono sempre tanti. A volte si viene per lavorare, a volte per osservare, a volte per chiacchierare, per mangiare insieme, per cantare, per stare insieme, per incontrarsi…

Sperimentiamo il metodo biologico, sinergico e biodinamico, cercando di imparare insieme ciò che ha da dirci la terra.

Lo spazio che ci ha concesso l’associazione Nuova Terraviva, di cui siamo soci, è completamente condiviso. Nessuno ha un area propria, ma può spontaneamente curare più una cosa di un’altra. Ognuno può contribuire con poco o con tanto tempo, non c’è nessun limite.

Impariamo tante cose: seminare, rendere fertile la terra senza uso di concimi, curare le piante senza uso dei pesticidi, allestire impianti di irrigazione, serra, semenzaio, ristrutturare attrezzature, manutenzione, ecc…

Ognuno trova la cosa migliore da fare di volta in volta.

E alla fine si, un premio dalla terra speriamo sempre che ci sia… e ci sarà!

su facebook ci trovate qui: http://www.facebook.com/orticondivisiferrara

sul web ci trovate qui: http://orticondivisi.altervista.org/

e se volete contattarci ci pensa Riccardo a rispondervi: rikisax [chiocciola] gmail.com

martedì 4 maggio 2010

Facciamo partire un orto... 3°

...ovvero i Permablitz dell'Orto Sinergico.

Il primo orto é partito, il secondo sta partendo son qui a proporvi il terzo appuntamento:


15 e/o 16 Maggio a Terra delle Spontanee da Annalisa, Giuliano ed Ipazia


"Esattamente" 15 e/o 16 Maggio perchè non sappiamo come si comporterà il tempo percui riteniamo utile segnalare l'intero fine settimana. Se poi finiamo tutto Sabato 15 non credo che Annalisa sia impreparata ad accogliere chi vorrà fare un giro Domenica 16, vi terremo informati.

Ritenetevi liberi di dare una mano per le ore che avete a disposizione o di venire solo per curiosare... la partecipazione è libera da vincoli e orari e una volta sul posto potete scegliere il lavoro in cui vi sentite piu a vostro agio. Nelle precedenti due esperienze ha funzionato benone
percui continuiamo in questa direzione :-)

Per quanto riguarda cibo ed affini ognuno porta un pezzo da condividere, questa volta tenendo conto che a Terra delle Spontanee sono vegani cioè non consumano carne ne prodotti animali (quali latte, uova e derivati per esempio); dal punto di vista pratico direi che per una volta ci possiamo astenere dalla carne e se non siamo pronti a fare a meno del resto (ammetto che è spiazzante quando ci si trova a cucinare) basterà segnalarlo a Giuliano ed Annalisa, in loco potrebbe essere interessante parlare delle possibili soluzioni per driblare lo spiazzamento chissà che non possa rivelarsi utile per il futuro?


Per quanto riguarda orari, indicazioni su come arrivare e numeri di telefono per richieste di aiuto o soccorso in caso di dispersi lungo il percorso lascio la "tastiera" ad Annalisa.


Un caro saluto
Pierre

mercoledì 18 giugno 2008

Orto Condiviso, seconda riunione

Ciao,

è tempo di organizzare l'incontro con Giovanni Dalle Molle per il progetto dell'orto, di cui sotto vi allego le caratteristiche essenziali che stavano in un precedente messaggio.

Chi è interessato? Cercherei di fissare l'incontro per vedere l'orto e parlare di tutti i dettagli in uno dei prossimi weekend. Magari potremmo portarci qualcosa da mangiare?

Ciao, Francesco

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Giovanni, dopo la riunione, ha iniziato a elaborare una proposta un po' diversa i cui dettagli saranno chiariti nei prossimi giorni e discussi nella riunione che si terrà nella sua azienda fra una o due settimane e di cui inizio a dirvi le caratteristiche essenziali:

1. L'orto da lavorare sarà (almeno inizialmente) non a Terraviva ma nella sua azienda a Ro, perchè è già avviato.

2. Il rapporto/supporto si esprime in una specie di, passatemi il termine, "abbonamento" ad una cassetta mista settimanale a prezzo fisso, da ritirare a Terraviva.

3. E' richiesta una partecipazione minima di una volta al mese, in giorni e ore da concordare con lui, per lavori vari che consentono di fare esperienza diretta e concreta.

4. E' sempre possibile concordare con Giovanni le modalità di un eventuale impegno superiore.

lunedì 16 giugno 2008

Orto Condiviso, prima riunione

Mi sembra che la prima questione strategica da affrontare sia quella del tempo minimo richiesto. La mia idea è che questo debba essere limitato alla raccolta e ad un turno mensile di diserbo (o lavori equivalenti). Questo non vuol dire che chi voglia e abbia tempo a disposizione non possa andare più spesso, anzi, dovrebbe essere messo in condizione di far fruttare al meglio questa esperienza. Ma, se parliamo di soglia minima di accesso, mi sembra impossibile garantire come gruppo una presenza quotidiana sul campo attraverso un impegno fisso settimanale di 1-2 ore di ogni partecipante.

Non scordiamoci che il progetto, almeno per come l'abbiamo immaginato noi sulla base delle esperienze che abbiamo visto di persona e di cui abbiamo letto è essenzialmente un modo alternativo (che certamente implica e si distingue per una serie di significati e valori molto importanti) di fare la spesa.

Nella definizione di Community Supported Agriculture a cui ci riferiamo il supporto è essenzialmente di natura finanziaria (la quota mensile anticipata) e solo come eventualità aggiuntiva e non obbligatoria c'è anche un coinvolgimento diretto nel lavoro. Quello che cambia profondamente è il rapporto di un gruppo di persone con un produttore, con il quale innanzitutto si condividono i rischi e alcune decisioni relativi alla produzione, non necessariamente la gestione del tempo personale/famigliare.

E' una questione fondamentale che darà l'impronta a tutto il progetto: cosa ne pensate? Che impegno vi sentite di poter affrontare?

Decidiamo un'impostazione da proporre al prossimo incontro, aspetto le vostre considerazioni.

Vi ri-allego gli appunti (Orto Condiviso, prima bozza) che avevamo scritto io e Andrea dopo il primo incontro con Giovanni, se potete dategli un'occhiata perchè c'è la traccia dell'esperienza milanese di riferimento, che abbiamo visitato prima di iniziare a parlarne nel gruppo, e alcuni riferimenti alle esperienze più consolidate all'estero.

Ciao, Francesco.

P.S.
In tutto questo discorso mi riferisco alla ordinaria amministrazione di quando il progetto sarà ben avviato, mentre penso che un una fase di avvio sia opportuno che chi di noi può (io mi ci metto) dia una mano in più per preparare il campo, il capanno degli attrezzi, il sistema di irrigazione e quello che ci dirà Giovanni.

Orto Condiviso, prima bozza

Ciao, l'incontro di oggi mi è stato utile per mettere a fuoco alcune idee per il progetto di orto urbano condiviso.

Prima cosa, mi piace sottolineare il termine urbano un po' per marcare la peculiarità di una collocazione veramente eccezionale e un po' per specificare a chi ci stiamo rivolgendo.

Secondo, quando Giovanni giustamente dice che non deve essere una cosa per pensionati tutti abbiamo in mente che non è per discriminare i vecchietti ma per sottolineare che non stiamo parlando di un'attività ricreativa o socio-assistenziale. Stiamo invece parlando di un modo (molto ricco di significati e valori che cercheremo di evidenziare senza rompere troppo le palle a nessuno) per soddisfare A) per tutti un bisogno di consumo di certi prodotti, B) per qualcuno anche un bisogno di agire in modo etico, rispondente ad una sua visione.

Stiamo quindi parlando, come per il GAS, essenzialmente di consumo e di rapporto fra consumatori, territorio (urbano nella fattispecie) e produttori (qui un produttore). La prospettiva è quella consolidata in altri paesi sotto il nome di CSA (Community Supported Agriculture). Provo a tradurre una definizione dal francese: si tratta di un “partenariato di prossimità” fra un gruppo di consumatori e un produttore locale […]. È un contratto di solidarietà basato su un impegno finanziario dei consumatori, che pagano in anticipo la totalità dei loro consumi di un certo tipo di prodotti per un periodo definito, in cambio di un paniere di beni. Il sistema si basa dunque sul principio della fiducia e della responsabilizzazione del consumatore.(Da: fr.wikipedia.org/wiki/Association_pour_le_maintien_d'une_agriculture_paysanne)

In altre definizioni si parla anche della possibilità che il produttore richieda un certo impegno pratico in alcuni momenti ma il rapporto di fiducia molto forte che si instaura è basato essenzialmente su un impegno finanziario e la condivisione di un progetto finalizzato a ottenere cibo che oltre ad un valore alimentare ha anche un valore etico.

Le mie idee sulle caratteristiche che il progetto deve avere per avere successo si basano su quello che un po' conosco e un po' immagino sulle persone che potrebbero partecipare. In particolare, come già vi dicevo:

1) deve avere una soglia ideologica e pratica di accesso molto bassa: non deve essere una cosa per ultraconvinti che hanno già sposato una visione del mondo e non deve richiedere molto tempo a chi non ce l'ha o lo vuole passare come più gli pare. Casomai deve offrire a chi lo vuole l'opportunità di approfondire e impegnarsi di più. Il vero successo è per me tirare dentro in modo delicato delle persone altrimenti estranee a tutti i nostri discorsi. Per me quota mensile, raccolta e diserbo a turno devono essere la base minima che garantisce l'accesso, altre cose sono gradite e incoraggiate ma non obbligatorie.

2) Questo significa che (come nel caso di Milano) la produzione è sostenuta dai consumatori ma realizzata dall'azienda.

3) A sua vota questo è molto importante anche perchè i consumatori dovrebbero avere (compatibilmente con le stagioni e tutti gli imprevisti ma a prescindere dal loro lavoro diretto), la garanzia di un paniere di prodotti belli, buoni, vari e con un ottimo rapporto qualità/prezzo per due motivi: primo perchè bisogna soddisfare un bisogno reale con un paniere di prodotti il più possibile completo, o almeno vario (se vengo a prendere la lattuga nel campo ma poi devo andare al negozio a comprare il resto non vale la pena), secondo perchè le persone soddisfatte ne parlino con vicini, parenti e amici e diffondano così l'idea.

4) Questo aspetto della varietà mi fa pensare ad una cosa di cui non abbiamo parlato oggi: l'orto sarebbe permacolturale? Non ne so quasi nulla ma mi sembra di aver capito e visto a Milano che sia un buon sistema per tanti motivi fra cui quello di produrre più cose in uno spazio limitato. Permacoltura o no penso che la progettazione in funzione di un paniere bello pieno e vario sia fondamentale. Ho letto su qualche sito straniero che l'impegno minimo è di almeno 4 prodotti in inverno e almeno 6 nelle altre stagioni.

Piccolo esempio di gestione pratica (sulla base dell’esperienza Milanese):

Una volta riunito il gruppo di famiglie interessate alla partecipazione e condivisione dell’orto si definirà su indicazione del produttore una quota associativa per coprire i costi di copertura assicurativa e altre attività ed una quota mensile per lo sfruttamento.

Quota

Tale quota dovrà comprendere in maniera “forfetaria” costi di manodopera, irrigazione, eventuali trattamenti o lanci di entomofagi, sementi o piantine, partecipazione economica all’acquisto di attrezzi e macchine a lavoro manuale es. fresino, ecc.
LA quota sarà versata durante i mesi produttivi con un mese di anticipo, per coprire il lavoro di preparazione del terreno necessario all’ottenimento del prodotto agricolo.

Raccolta e cura

La raccolta potrà essere effettuata liberamente in base alle proprie esigenze nel completo rispetto di quelle altrui. Il raccolto dovrà essere pesato e segnato di volta in volta , per avere traccia della produzione totale al fine di regolare le future semine. Saranno stabiliti turni per la cura superficiale dell’orto, che trattandosi di piccole estensioni potrà essere effettuata manualmente, come ad esempio il diserbo. Eventuali prodotti in eccedenza potranno essere destinati alla vendita diretta dell’azienda.

Dimensionamento orto

La dimensione dell’orto dovrà essere calibrata al numero di partecipanti attivi, considerando un terzo di terreno in più per evitare contese tra ortaggi e eventuali nuovi inaspettati membri.

Formazione, programmazione e COMPASSIONE (nel senso etimologico del termine)

I membri saranno invitati a partecipare a piccoli momenti di aggregazione in cui si potranno confrontare e potranno ricevere consigli dal produttore sulle tecniche di cura dell’orto e condividere esperienze. In questi momenti potrà essere interessante partecipare alla compilazione dei registri del biologico e alla programmazione colturale per le successive stagioni, consci della esperienza personale.

Francesco Ghidoli